GUARD-UP: a Bologna il secondo National Stakeholder Meeting sulla tutela dei MSNA

Si è svolto martedì 21 luglio 2026, presso Stazione Boldrini a Bologna, il secondo National Stakeholder Meeting del progetto europeo “GUARD-UP – Empowering Guardianship Systems to Improve the Guidance of UAC”, in modalità ibrida. L’incontro ha riunito rappresentanti di istituzioni, professionistə e realtà del terzo settore impegnate nella tutela dei minori stranieri non accompagnati (MSNA), a due anni dal primo appuntamento del settembre 2024, con la partecipazione, tra gli altri, della senatrice Sandra Zampa, prima firmataria della legge 47/2017 sulla tutela dei MSNA.

Ad aprire i lavori, Francesco Camisotti, responsabile del Servizio Protezioni Internazionali di ASP Città di Bologna, che ha sottolineato come i servizi sociali e accoglienza hanno il compito di “arginare i danni” in questo particolare momento storico dell’applicazione del Patto europeo per la Migrazione e l’Asilo e della riforma del Prosieguo amministrativo. Ha proseguito l’avvocato Dario Vinci, dell’Ufficio Tutele Metropolitano del Comune, che ha ricordato come l’Emilia-Romagna è stata pioniera nell’istituzione di un ufficio del garante ben prima della legge Zampa e, attraverso l’ufficio di garanzia per i diritti dei minorenni, già verso il 2012 ha cominciato a formare i tutori. Vinci ha insistito su un concetto chiave: la necessità di “trasformare la spesa in investimento”, puntando su percorsi educativi e non solo sull’accoglienza emergenziale.

Claudia Giudici, Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza dell’Emilia-Romagna, ha presentato i dati del monitoraggio regionale sulla mappatura dell’attuazione della L. 47 in Emilia-Romagna svolto da CESPI e anticipato durante il primo Stakeholder meeting: dopo un calo delle presenze registrato tra il 2023 e il 2025, il quadro resta segnato da criticità nell’accesso ai servizi sanitari e sociali, da una crescente fragilità dei minori (problemi comportamentali, rischio di sfruttamento e dipendenze) e da una persistente frammentazione della governance tra enti. Giudici ha ribadito la centralità della figura del tutore come condizione indispensabile per la piena attuazione dei diritti dell’infanzia.

Maria Koumianaki, Project Manager per il CECL (Centre for European Constitutional Law), ha illustrato il quadro generale di GUARD-UP: un progetto finanziato dal programma europeo AMIF, avviato nel 2024 e in chiusura a settembre 2026, che riunisce partner da Italia, Belgio, Croazia, Cipro e Polonia, con il supporto di Nidos (Paesi Bassi) come organizzazione esperta.

Davide Costantino, coordinatore di progetto per COSPE, ha presentato il National Action Plan, frutto di un’articolata mappatura, concentrata soprattutto su Emilia-Romagna e Toscana, dei sistemi di tutela nei sei paesi coinvolti, condotta sulla base di sette standard europei (non discriminazione, indipendenza e imparzialità del tutore, assenza di conflitti d’interesse, approccio centrato sul minore, qualità della formazione, partecipazione del minore, sostenibilità e cooperazione istituzionale). Tra le criticità emerse: forti disparità territoriali, carenza di tutori, ritardi nelle nomine e formazione percepita come poco operativa – elementi che hanno guidato la costruzione del programma formativo. Costantino ha anche riferito di un workshop di tre giorni appena concluso a Utrecht, dove stakeholder e tutori dei vari paesi hanno elaborato le raccomandazioni politiche sul tema.

Elisabetta Degli Esposti Merli e Sandra Federici, coordinatrici di progetto per Lai-momo, hanno raccontato la costruzione del sito web (online da maggio, con oltre 1.500 visualizzazioni uniche) e del forum online dedicato a tutori e tutrici, realizzato con un sistema di registrazione verificata per garantire la privacy: 56 iscritti attivi, 20 post pubblicati, 9 discussioni avviate. Tra le difficoltà incontrate, la barriera linguistica dell’inglese come lingua comune tra i paesi partner e le restrizioni pubblicitarie imposte dalle piattaforme social (Meta) a contenuti relativi a minori e migranti, ricondotti alle norme europee sulla trasparenza della pubblicità politica: una limitazione che ha spinto il team a puntare su canali più tradizionali (newsletter, inviti personali, eventi, materiali stampati). L’evento conclusivo del progetto si terrà ad Atene il 29 settembre, con la presentazione delle raccomandazioni politiche finali.

Alessandro Iubatti, educatore che ha partecipato alla formazione nazionale italiana (20 ore, rivolta a un gruppo eterogeneo di operatori, mediatori e ricercatori), ha condiviso la sua esperienza: un percorso diviso tra un momento di costruzione della fiducia reciproca e una parte pratica in sottogruppi, centrata su un caso concreto di arrivo in comunità di una minore non accompagnata.

Collegata online dal Parlamento, la senatrice Sandra Zampa, prima firmataria della legge 47/2017 sulla tutela dei minori stranieri non accompagnati, ha ricordato il lungo percorso che ha portato all’approvazione della norma e ha definito quella italiana “una legge largamente non attuata”, ricca di strumenti ancora poco utilizzati. Ha sottolineato l’unicità della figura del tutore volontario italiano, che presta il proprio impegno gratuitamente (a differenza, ad esempio, dei Paesi Bassi, dove la figura è retribuita), e ha richiamato la necessità di nomine più rapide da parte della magistratura minorile, di corsi di formazione più diffusi e di una maggiore informazione pubblica sull’opportunità di diventare tutori volontari, anche alla luce dell’attuale assenza di un’Autorità Garante nazionale attiva su questi temi. Ha poi ribadito che, nello spirito del principio cardine della legge, e cioè il “superiore interesse del minore”, le esperienze concrete mostrano come la svolta nella vita di un minore straniero non accompagnato in accoglienza avviene quando viene nominato un tutore.

Nella seconda parte della mattinata, Paola Scafidi, tutrice volontaria dal 2018 e presidente dell’associazione “Tutori in Rete”, ha portato la testimonianza diretta della rete dei tutori: pur in presenza di un consenso condiviso sull’importanza della figura del tutore, in Emilia-Romagna le nomine restano troppo lente e molti minori non riescono ad accedervi in tempi adeguati. Ha citato alcuni segnali di movimento – un lavoro di mappatura con la Garante regionale e un giro recente di colloqui tra tutori e giudici onorari del Tribunale – ma ha sottolineato che senza un incremento reale delle nomine il problema resta irrisolto.

Giulia Mitrugno, del Consiglio Direttivo di Famiglie Accoglienti, ha condiviso un racconto personale di esperienza di tutela pluriennale, mettendo l’accento sulla dimensione reciproca di un rapporto che arricchisce anche chi tutela, e che secondo Mitrugno realizza un’idea di integrazione intesa – come nella tradizione europea – non come assimilazione ma come relazione che coinvolge anche la propria rete familiare e sociale.

L’incontro ha confermato l’attenzione crescente, a livello locale e nazionale, verso il rafforzamento dei sistemi di tutela, restituendo al tempo stesso un quadro concreto delle difficoltà ancora aperte nel percorso dalla norma alla sua piena applicazione.