Al via la terza edizione della Summer School on Migration and Asylum

 

È iniziata l’edizione 2018 della Summer School on Migration and Asylum, organizzata dall’associazione Africa e Mediterraneo, in collaborazione con Lai-momo cooperativa sociale. Per il terzo anno, la scuola conferma il co-finanziamento da parte della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna e il sostegno di BMW Italia e ha nuovamente ricevuto i patrocini della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna. Inoltre, quest’anno la Summer School è realizzata nell’ambito del progetto italiano “Voci di Confine”, co-finanziato dall’Agenzia Italiana Cooperazione allo Sviluppo.

Le lezioni e i laboratori con esperti del settore e docenti provenienti da diversi stati europei si svolgeranno a Bologna dal 9 al 14 luglio, per affrontare il tema concreto e attualissimo dell’integrazione dei migranti e dei rifugiati nel mercato del lavoro in Europa e le pratiche discriminatorie in ambito professionale.

La Summer School ha l’obiettivo di offrire approfondimenti e migliorare l’efficacia di chi lavora, o chi intende lavorare, nell’ambito professionale dell’integrazione dei migranti, così come nella comunicazione e nella ricerca accademica relative a questo argomento.

ll primo giorno si apre con una Lectio Magistralis aperta a tutta la cittadinanza del politologo Patrick Weil, sugli sviluppi e le sfide del diritto di asilo a livello europeo e internazionale. La lezione si svolgerà lunedì 9 luglio alle ore 14.30 presso la Cappella Farnese di Palazzo D’Accursio e sarà introdotta da Marco Lombardo, assessore alle Relazioni Europee e Internazionali e al Lavoro del Comune di Bologna.

Patrick Weil, storico e ricercatore francese specializzato sui temi dell’immigrazione, della cittadinanza e della legge costituzionale, ha all’attivo un’importante carriera politica e diplomatica, che prende avvio nel 1994 quando diventa Direttore di Ricerca all’Istituto CNRS presso il Centro per la storia sociale del XX secolo dell’Università di Parigi. Dal 1996 al 2002 è stato membro dell’Alto Consiglio per l’integrazione ed è presidente dell’ONG Libraries Without Borders, un’importante organizzazione di sviluppo attraverso la cultura e la conoscenza a livello internazionale. Attualmente è professore presso la Yale University School of Law del Connecticut (USA). Il professore terrà la sua lezione in inglese e sarà distribuito un abstract in italiano.

Evento Fb: https://bit.ly/2tZJhSp

Per maggiori informazioni: www.migrationschool.eu

 

 

 

Il lavoro nel settore moda come possibile risposta alle sfide delle migrazioni

Una tavola rotonda a Bruxelles su un progetto di sviluppo e integrazione a partire dal settore della moda realizzato da “Ethical Fashion Initiative”, che in Italia viene portato avanti dalla cooperativa bolognese Lai-momo. Obiettivo: la formazione e l’integrazione lavorativa o il rientro volontario assistito per fare impresa nel proprio Paese

 

“Una straordinaria storia di integrazione sociale e lavorativa di richiedenti asilo presenti sul nostro territorio”. Così ha definito la vice-presidente della Regione Elisabetta Gualmini il progetto “Creazione di lavoro e sviluppo sostenibile di micro-imprese attraverso la gestione delle catene di valore di moda etica, lifestyle e design di interni in Burkina Faso e Mali”, finanziato dal Trust Fund per l’Africa della Commissione Europea e realizzato da “Ethical Fashion Initiative” dell’International Trade Center delle Nazioni Unite, in partnership con la cooperativa Lai-momo. Di questa iniziativa, unica nel suo genere, si è parlato giovedì 7 giugno nella tavola rotonda “Lavoro e impresa sociale nel settore moda: una possibile risposta alle sfide delle migrazioni” che si è svolta a Bruxelles con i protagonisti del progetto nella sede della delegazione dell’Emilia-Romagna presso l’Unione Europea, moderata dalla referente della delegazione Lorenza Badiello.

Moda etica e design anche nei Paesi d’origine

Punto di riferimento è l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, approvata dalle Nazioni Unite nel 2015, nella quale si sottolinea la necessità di coinvolgere il settore privato nelle attività di cooperazione nei Paesi emergenti, con l’obiettivo di trasferire cultura e capacità imprenditoriali, innovazione organizzativa e tecnologica, attenzione all’ambiente, sostenibilità sociale e condizioni di lavoro dignitoso. È quanto sta facendo la cooperativa Lai-momo impegnata nella formazione di 250 migranti/richiedenti asilo attualmente accolti su territorio italiano, al fine di supportare l’inserimento lavorativo nei Paesi di origine (Mali e Burkina Faso) o in Italia/Europa. Infatti, durante il percorso migratorio la creazione di competenze artigianali d’alto livello non facilita soltanto l’integrazione nel Paese ospitante, ma potrebbe trasformarsi in una leva per lo sviluppo anche nei Paesi di provenienza, disincentivando a sua volta l’emigrazione ad ogni costo.

Gualmini, nel saluto introduttivo inviato alla tavola rotonda di Bruxelles, ha sottolineato l’elemento di forte innovazione di questo progetto, “perché lavora sui cosiddetti rientri volontari assistiti dei migranti da una prospettiva diversa, intendendo questi percorsi non come un 'tragico fallimento' del percorso migratorio, ma come volano di sviluppo per il paese d’origine”. 

A sua volta, la direttrice esecutiva dell’International Trade Centre, Arancha González, ha sottolineato l’importanza delle imprese partner di questi laboratori che riescono a mettere in connessione in maniera intelligente cause sociali e attori privati. La moda – realizzata in maniera etica, nel rispetto dell’ambiente e delle conoscenze tradizionali – diventa così la chiave di volta per dare un futuro imprenditoriale a una popolazione molto giovane come quella africana. Il tema dei ritorni al centro anche dell’intervento del direttore dell’Ufficio regionale dell’OIM per l’UE, la Norvegia e la Svizzera, Eugenio Ambrosi, che ha spiegato come non si debba vederli solo come un modo per diminuire i numeri e la pressione delle migrazioni, ma come un elemento che contribuisce allo sviluppo della comunità in cui il migrante ritorna. L’obiettivo, dunque, non è che le persone non vengano più in Europa, ma che possano decidere liberamente se spostarsi, a parità di condizioni economiche e lavorative.

Il progetto EFI Italia

Facendo riferimento alla visione dell’Ethical Fashion Initiative e del suo fondatore Simone Cipriani, il presidente della cooperativa sociale Lai-momo, Andrea Marchesini Reggiani, ha illustrato con l’aiuto di immagini scattate nei laboratori bolognesi ciò che, ispirato da quella visione, concretamente si realizza dal settembre 2017, quando Lai-momo ha selezionato i primi due gruppi di corsisti: un gruppo da formare nel settore della pelletteria e della sartoria, un altro da formare nel settore del management di piccola impresa. Il primo corso ha sede presso il Polo formativo di Lama di Reno, mentre il secondo si svolge nella sede delle cooperative sociali Lai-momo e Abantu, a Bologna. Al termine di ogni ciclo di lezioni vengono fatte nuove selezioni per ulteriori edizioni di entrambi i corsi, fino al 2020. L’obiettivo è fornire una formazione completa nel settore scelto, supportare l’inserimento lavorativo dei migranti anche attraverso progetti specifici di migrazione circolare o il rientro volontario assistito, per chi è interessato, garantendo un inserimento lavorativo nelle filiere create dal programma EFI.

Il percorso formativo laboratoriale (pelletteria con competenze sartoriali) nel Polo è curato da un artigiano di lunga esperienza. Le attività giornaliere sono incentrate su percorsi di formazione intensiva nel trattamento, taglio e cucito della pelle e del tessuto, che comprendono sia lezioni teoriche sia esercitazioni pratiche sui macchinari utilizzati. Sono inoltre previsti corsi specifici dedicati all’apprendimento e al rafforzamento di competenze di matematica e geometria, strettamente connesse con le attività̀ sartoriali e di lavorazione della pelle.

Il corso di gestione di piccola impresa organizzato a Bologna ha l’obiettivo di fornire la formazione teorica e pratica di base necessaria all’organizzazione e al presidio dei processi aziendali nei diversi aspetti tecnici, organizzativi e tecnologici.

Il direttore generale della Cooperazione Internazionale e dello Sviluppo della Commissione europea, Stefano Manservisi, ha commentato che spesso queste tematiche vengono discusse in astratto, mentre le immagini dei laboratori, con la loro concretezza, rendono comprensibili i progetti e le politiche che li sottendono. Come possiamo valorizzare una tradizione, una cultura fatta di cotone, sapere e tessuti in una filiera economica in grado di portare benessere là dove povertà e insicurezza spingono all’emigrazione? Secondo Manservisi è questo il problema cui si stanno cercando risposte innovative; risposte che siano strutturate, che siano in grado di attrarre investimenti privati e di mettere a sistema un potenziale culturale dentro al settore moda. “A Bologna, Lai-momo non fa solo integrazione, ma attraverso il lavoro riconnette portatori di una cultura al loro luogo di origine. Un progetto, quello dell’Ethical Fashion Initiative, che non fa assistenza ma che crea connessioni”, ha dichiarato Manservisi. Dal canto suo, Miriam Salussolia, presidente della cooperativa sociale Cartiera, ha evidenziato come questo esperimento di impresa sociale nato all’interno di un Polo di formazione si ponga tra le altre cose il problema di portare nuove energie in un’area industrialmente dismessa come quella di Lama di Reno, mettendo insieme due temi cruciali come quelli della migrazione e del lavoro.

In seguito ai reportage effettuati da Agence France Press e da BBC News, il progetto bolognese ha avuto una notevole risonanza mediatica a livello internazionale. Il resoconto di Agence France Press è stato ripreso da più di ottanta testate on line, tra cui France Soir, Daily mail, Forbes Afrique, Arab News. Il video che BBC news ha realizzato ha avuto più di 800 condivisioni e più di 700mila visualizzazioni sulla sola pagina Facebook dell’emittente britannica.

Nel suo messaggio iniziale la vice presidente della Regione Gualmini aveva rilevato: “Non credo sia un caso che questa esperienza nasca in Emilia-Romagna, perché in questi anni non ci siamo adattati a una logica meramente emergenziale, bensì abbiamo affrontato la sfida dei 'flussi non programmati' mettendo a valore gli interventi e i servizi di integrazione per i migranti che sono presenti nei comuni della regione”. A chiusura dell’incontro la parlamentare europea Silvia Costa ha sottolineato quanto siano importanti il ruolo dell’educazione, della creatività, della cultura e dell’industria nelle relazioni e nella costruzione delle identità.

 

 

 

 

Al via “Crinali - luoghi di incontro”: laboratori musicali e concerti nell’Appennino bolognese

 

13 eventi musicali e 10 iniziative laboratoriali nell’Appennino bolognese, all’insegna della contaminazione e del dialogo tra culture diverse e pratiche musicali: il progetto Crinali – luoghi di incontro prende il via l’11 giugno e terminerà a marzo 2019. L’obiettivo? Creare percorsi di valorizzazione delle competenze dei giovani musicisti under 35 residenti nel territorio dell’Appennino bolognese: i percorsi sono rivolti sia a chi è nato in Italia sia a chi proviene da altri Paesi, in particolare ai richiedenti asilo ospiti delle strutture situate nei Comuni del territorio. A fare loro da tutor, artisti del calibro di Paolo Fresu, Claudio Carboni, Fabio Mina, Carlo Maver e tanti altri.

Il progetto, che prende le mosse dalla rassegna Crinali che si è svolta nel 2017, è realizzato da Lai-momo, in partenariato con l’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese, con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”.

Crinali – luoghi di incontro intende porre la pratica e l’ascolto della musica al centro dei rapporti tra individui e comunità, per offrire un linguaggio comune che possa farsi veicolo di dialogo e contaminazione, e favorire momenti di incontro tra le diverse culture che abitano questi territori.
Una finalità primaria del progetto è anche quella di offrire nuove prospettive ai giovani musicisti residenti in queste zone, attraverso l’opportunità di crescere e confrontarsi con tutor di alto calibro e di esibirsi in concerti altamente innovativi e sperimentali che ne valorizzino le competenze e le capacità.

Tutte le iniziative musicali della rassegna saranno realizzate in giugno, luglio, agosto e settembre 2018, in luoghi di grande valore storico-culturale situati in 11 Comuni dell’Unione dei Comuni dell’Appennino Bolognese (Grizzana Morandi, Camugnano, Vergato, Marzabotto, Gaggio Montano, Castel D’Aiano, San Benedetto Val di Sambro, Castiglione dei Pepoli, Monzuno, Castel di Casio, Lizzano in Belvedere) e nei vicini Comuni di Alto Reno Terme e Sasso Marconi.

Ogni iniziativa prevedrà un momento di formazione laboratoriale in cui i giovani musicisti partecipanti avranno la possibilità di imparare e confrontarsi con artisti di alto livello, provenienti da background culturali e musicali variegati, all’insegna delle infinite possibilità di mescolanza di pratiche musicali provenienti da diverse parti del mondo. Ogni stage formativo darà vita poi a un evento serale aperto al pubblico che si svolgerà la sera stessa dei laboratori e durante il quale si esibiranno i musicisti di spicco chiamati a guidare i workshop del pomeriggio. Le serate saranno aperte da brevi momenti di presentazione e discussione su tematiche e progetti legati all’integrazione e al dialogo interculturale: le diverse iniziative saranno coordinate da Lai-momo, affidate a giornalisti, esperti, artisti e andranno sotto il titolo comune “L’Appennino delle idee”.

Ecco i nomi degli artisti che realizzeranno i laboratori e animeranno le serate musicali di Crinali: Paolo Fresu alla Rocchetta Mattei di Grizzana Morandi, Carlo Maver a Palazzo Comelli di Camugnano, Alessandro Marchi alla Sala Civica di Castel di Casio, Claudio Carboni alla Sala Consiliare di Vergato, Riccardo Tesi alla Casa della Memoria di Marzabotto, Maurizio Geri all’Ex Cottolengo di Gaggio Montano, Kalifa Kone alla Sala Civica di Castel D’Aiano, Luca Troiani al borgo Madonna dei Fornelli di San Benedetto Val di Sambro, Fabio Mina al Fab Lab 15 di Castiglione dei Pepoli, Reda Zine all’associazione Artemisia di Monzuno.

Primo appuntamento l’11 giugno a Castel di Casio (BO), con Alessandro Marchi, musicista molto attivo nell’Appennino bolognese, grazie anche alla sua veste di direttore della Banda Bignardi di Monzuno. Al laboratorio pomeridiano di musica e intercultura sul tema del suono seguirà il concerto alle 20,30 presso la Sala civica Carlo Cosimi. In apertura, Andrea Marchesini Reggiani, presidente di coop. Lai-momo, presenterà il Polo formativo e di accoglienza di Lama di Reno, affrontando il tema dell’integrazione lavorativa dei richiedenti asilo.

A chiusura del progetto si terrà un grande concerto che porterà sul palco le migliori creazioni nate durante gli incontri: un’esibizione comune che vedrà insieme i giovani musicisti e i tutor che hanno preso parte alla rassegna.
Il calendario degli eventi successivi sarà reso pubblico a breve. Tutti gli aggiornamenti, le news e le informazioni saranno pubblicate sulla pagina Facebook “Crinali – Luoghi di Incontro” e sul sito www.progettocrinali.it.

Per iscriversi ai laboratori è necessario compilare il form al seguente indirizzo: https://bit.ly/2LaMIk5 

Per informazioni: Marta Meloni – 051 0872069; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Con il sostegno del MiBACT e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura".

Lettori in piazza, ascoltando le storie della “Biblioteca vivente”

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Ci sono storie vere che sembrano uscite da un romanzo. Ci sono romanzi che raccontano storie realmente vissute. E ci sono modalità diverse per fruire della narrazione. Una delle più originali e coinvolgenti è sicuramente quella che Lai-momo e Africa e Mediterraneo  hanno organizzato qualche giorno fa in provincia di Bologna: una “Biblioteca vivente” in cui le storie vengono raccontate dai diretti protagonisti in un rapporto interattivo con il “lettore”, che sceglie quale racconto ascoltare e quale parte gli interessa approfondire facendo domande. Così, se la trama delle storie è sempre uguale, l’intreccio è invece sempre diverso in base alle domande di ciascun ascoltatore.

La “Biblioteca vivente” di Lai-momo è arrivata domenica 27 maggio nella piazza di Anzola dell’Emilia, con un piccolo catalogo di storie a cui attingere. Seduti, ciascuno a un tavolo diverso, un richiedente asilo che scrive poesie e frequenta corsi di scrittura, un giovane ivoriano portato in Italia a forza, un pakistano che fa volontariato islamico e il presidente della Consulta del volontariato di Anzola dell’Emilia. I “lettori” girano da un tavolo all’altro per ascoltare le storie e porre domande.

A. ha 28 anni, viene dal Togo e la sua grande passione è scrivere poesie. In Italia da due anni, vive a Crevalcore in un Centro di accoglienza straordinario gestito da Lai-momo. “Dopo aver ottenuto la licenza media, l’anno scorso ho frequentato un laboratorio di scrittura presso l’Università di Bologna rivolto a ragazzi italiani e migranti e tenuto da Wu Ming 2”, racconta con orgoglio. “Nel mio Paese studiavo biologia animale e lavoravo in un negozio di abbigliamento maschile perché mio padre è un allenatore di ovini e bovini e mia madre è una commerciante. In Italia ho fatto un corso di formazione per operatore di punto vendita e il tirocinio in un supermercato. All’Università di Bologna sono iscritto al corso di “Economia, mercati e istituzioni”. Ho deciso di venire in Italia perché in Togo avevo qualche problema con il governo. Ho una certa predisposizione per le lingue e già nel mio Paese scrivevo poesie in francese e nella lingua locale, il kotokoli. Mi piace raccontare i problemi della mia generazione e dei migranti che, come me, hanno percorso una strada lunga e anche pericolosa per arrivare fin qui. Ora scrivo in italiano, perché è più bello sognare e scrivere nella vostra lingua”.

Nel tavolo accanto siede il pakistano Z. K., che ha una lunga barba brizzolata e indossa una tunica candida lunga fino ai piedi. È un immigrato di vecchia data perché è arrivato in Italia nel 1995. Racconta che aveva un diploma di meccanico, ma all’inizio in Italia ha trovato solo lavoretti come la distribuzione di volantini pubblicitari o di giornali. Poi nel 2001 ha iniziato un’attività autonoma come venditore ambulante e per un po' di anni gli affari gli sono andati bene. A un certo punto sembrò che tutto non funzionasse più: nei mercati non si vendeva più come prima, un incidente gli causò la perdita del furgone, dovette contrarre debiti con le banche. “Nel 2006 ho cominciato a studiare il Corano e la Bibbia, mettendoli a confronto e trovando anche diversi punti in comune”, dice.” Quando gli affari hanno cominciato ad andare male un amico mi ha detto: “Ritorna verso il tuo Signore”. Allora mi sono messo a studiare con più impegno, da solo, a poco a poco abbandonando gli affari. Ho cominciato a fare volontariato per gli islamici, sono stato anche nel Consiglio stranieri della Provincia di Bologna. Voglio togliere le barriere tra islamici e cristiani anche se credo non sia possibile l’integrazione, ma la convivenza sì, nel rispetto delle reciproche credenze e tradizioni. La cosa più importante è confrontarsi. Allah dice che ci ha creato in popoli e tribù per farci conoscere”. Zufiqar Khan, che per la sua approfondita conoscenza del Corano tiene sempre il discorso del venerdì per la comunità musulmana, vuole precisare che la sua religione viene spesso fraintesa dai media: “Il Corano è l'unico libro sulla terra che viene letto senza essere compreso. La ragazza uccisa dal padre perché non voleva portare il velo non è stata ‘uccisa dall'Islam’, come hanno titolato alcuni giornali, ma da un padre che si è messo fuori dalle regole dell'Islam”.

A un tavolo di distanza, dal volontariato islamico si passa al volontariato locale. Luciano Clò ha 75 anni, viene da una famiglia contadina e vive ad Anzola dell’Emilia dal 1963. La sua sensibilità verso il sociale - spiega - risale a quando era bambino e assisteva alle lotte dei braccianti e poi degli operai per migliorare il salario e le condizioni di lavoro. “Ho cominciato dalla gavetta come magazziniere e dal 1968-69 ho fatto per dieci anni il sindacalista diventando il delegato CGIL nella grande azienda dove lavoravo. Portare il sindacato nelle imprese, in quei tempi, non fu cosa facile. Poi divenni anche socio della cooperativa Emilia Veneto e continuai lì il mio volontariato, quindi nel centro sociale Cà Rossa. Non ho mai smesso di darmi da fare per gli altri e, da quando è nata tredici anni fa, sono presidente della Consulta del Volontariato di Anzola”.

Molto più difficile la storia di I., che ha solo 26 anni ma ha vissuto momenti terribili da quando, tre anni fa, ha lasciato la Costa d’Avorio. “Il mio è un Paese tanto bello quanto pericoloso - racconta - non avrei mai pensato di venire in Italia, mi ci hanno portato. Ho passato i confini del Burkina Faso e poi sono salito su di un camion che mi ha scaricato in Niger. Quindi sono salito su un pick up, pensavo mi riportasse indietro e invece mi sono trovato in Libia. Lì lavoravo come elettricista ma non ero pagato, mi davano solo da mangiare. A un certo punto mi hanno anche messo in prigione perché non avevo i documenti. Il padrone che mi ha fatto uscire dalla prigione mi trattava come uno schiavo. Una notte mi ha fatto salire nel bagagliaio di una macchina insieme a un ragazzino del Mali che lavorava con me e ci hanno portato in un cortile pieno di stranieri controllati da tre libici con i fucili. Appena qualcuno cercava di allontanarsi sparavano in aria. Mi hanno costretto a salire su di un barcone, insieme ad altre 125 persone e così sono arrivato in Italia. Ho avuta molta paura e non tutti ce l'hanno fatta”, conclude I. con lo sguardo velato. Oggi è felice di stare qui e non vuole più pensare al passato. Abita a Lavino con altri otto ragazzi, ha ottenuto la patente per guidare il muletto e ora sta prendendo la patente B.

Davanti a storie così forti i “lettori” ammutoliscono e non osano fare ulteriori domande. Il “libro” di I. finora ha annoverato capitoli crudi, vicende terribili che gli hanno lasciato molta paura, ma il finale è aperto alla speranza e davanti a sé ha ancora molti volumi da scrivere.

Alla biblioteca vivente era presente anche il Tavolo “Malala. Gli occhi delle donne sulla pace”. È stata Nadia, una loro attivista, a raccontare dell’impegno dell’associazione per la difesa dei diritti delle donne. Nadia si racconta come una donna che mal sopporta i soprusi e che da sempre si batte perché le donne possano avere riconosciuto il diritto di contare. La sua più grande insegnante è stata sua mamma, racconta, che pur nelle sue contraddizioni l’ha sostenuta e stimolata a lottare per la giustizia e a difendere le sue opinioni. Dice di “sentire” le ingiustizie direttamente in pancia e per questo ha scelto di reagire con determinazione, trovando nell’associazione Tavolo Malala la giusta rete per cercare di cambiare le cose.

Pelletteria e gestione di impresa: cerimonia di consegna degli attestati per i partecipanti ai corsi di formazione

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Si sono conclusi il 3 maggio 2018 i due corsi di formazione per Operatori di pelletteria e sartoria e Operatori amministrativi di piccola impresa, realizzati all’interno del progetto finanziato dall’Emergency Trust Fund for Africa dell’Unione Europea e realizzato da ITC-Ethical Fashion Initiative e coop. Lai-momo.

32 sono i richiedenti asilo - provenienti da Mali, Pakistan, Senegal, Burkina Faso, Liberia, Guinea, Costa d’Avorio, Nigeria, Camerun - che hanno completato il percorso, per un totale di 888 ore di formazione tra teoria e pratica. Alla cerimonia di consegna degli attestati di fine corso hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni, della formazione professionale, imprese e banche.

I corsi di formazione hanno avuto inizio nel novembre 2017. Presso il Polo formativo, produttivo e di accoglienza di Lama di Reno (Marzabotto) si è svolto quello per operatori della pelletteria con competenze sartoriali; l’altra formazione, tenuta nella sede delle cooperative Abantu e Lai-momo a Bologna, ha riguardato, invece, elementi di base di amministrazione, di comunicazione e gestione d’impresa.

I corsisti hanno beneficiato anche di alcuni formatori "esterni" - tra i quali Enrico Grandini di Banca Prossima, e gli imprenditori Madi Sakandé e Marco Natali - e di visite guidate a importanti realtà imprenditoriali del territorio come il Tacchificio Monti a Sibano, o culturali come il Museo del Patrimonio industriale a Bologna.

Bianca Lubreto, Capo di gabinetto della Prefettura di Bologna, ha aperto la cerimonia affermando: “Spero che questa sia la tappa di un nuovo percorso che porti i corsisti a realizzare il loro sogno di integrazione”. Andrea Marchesini Reggiani, Presidente di Lai-momo, ha poi presentato il progetto, spiegando che, per alcuni dei corsisti, sono in corso di attivazione tirocini formativi in imprese del territorio.

In seguito, ogni studente ha ricevuto il proprio attestato dalle mani di Monica Biondi, consigliere del Centergross, Enrico Grandini di Banca Prossima, Oriella Zerbini di Emil Banca, Giacomo Sarti di CEFAL e della stessa Lubreto.
Visibile l’emozione e la soddisfazione tra i “neodiplomati”, alcuni dei quali hanno avuto modo di ringraziare per l’opportunità loro offerta e raccontare ai presenti la propria esperienza.
Omer B. ha affermato: “Oggi possiamo dirvi che siamo in grado di capire il funzionamento di una piccola impresa. Sarebbe bello che questa formazione fosse aperta a tutti.” “Vogliamo ringraziare soprattutto il popolo italiano per la sua accoglienza - ha aggiunto Diawara M. - perché noi migranti sappiamo che non è facile accogliere chi non si conosce.”

Il progetto “Creazione di lavoro e sviluppo sostenibile di micro-imprese attraverso la gestione delle catene di valore di moda etica, lifestyle e design di interni in Burkina Faso e Mali” prosegue con la seconda edizione dei corsi, che dovranno formare 250 migranti fino al 2020.

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